L'Incipit

Paolo Bannetta

Primo capitolo

Il fumo della sigaretta saliva in aria sempre più obliquo, il suo passo era spedito e sicuro. Camminava a testa bassa, il pen­siero era rivolto a quella lettera che annunciava il suo trasferi­mento a Diano Marina, in Liguria, caserma “Mario Camara­no”. Lui, romano di Trastevere, quartiere della capitale, che lo aveva visto nascere in un freddo novembre, conosceva quella cittadina di mare pochi chilometri dopo Genova, per averci trascorso il periodo del servizio di leva. Doveva fare presto, passare a casa preparare le sue cose e soprattutto organizzare il viaggio. Sarebbe dovuto essere a destinazione all’indomani, la strada era lunga ma, insieme alla sua Giulia, sarebbe stato più bello! Già... la sua Giulia. La conobbe quando era ragaz­zino. Un pomeriggio pigro, partita infinita sul campo sterrato della parrocchia di Boccea, dove, ancora pargolo, arrivò con i genitori nell’autunno del ’56. Le squadre erano formate sem­pre in modo originale. Piccoli contro grandi, chi fossero gli uni e gli altri era difficile stabilirlo, ma si andava avanti. Era un giorno di questi grandi scontri, tutti sudati, coperti di lividi, sani rossori di pallonate arrivate sulle cosce lasciate nude da calzoni corti che prendevano il colore della terra, quando al “Secco” balenò l’idea di provare uno dei suoi famosi tiri al volo: la palla decollò sorvolando la rete di recinzione e sparì inabissandosi sulla strada. Passarono secondi lunghissimi, poi una frenata gelò il sangue dei provetti giocatori! Ci fu uno scappare generale, di colpo nessuno conosceva più nessuno, e a nessuno piaceva giocare a pallone... E sì che molte volte erano stati rincorsi dal negoziante che aveva provato la robu­stezza della vetrina del proprio negozio, ma dopo aver visto sparire il pallone, sentire una macchina frenare, era una pau­ra nuova. Paolo era rimasto fermo, sarebbe stato l’ennesimo cuoio sequestrato o fatto a strisce, e questo non andava bene! Si fece coraggio, era deciso ad affrontare tutti e tutto, varcò la porticina del campetto e vide una figura farglisi incontro con la sfera tra le mani.

       
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